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![]() 24/03/2008 Due pensionati prima rubano in supermarket e poi fuggono investendo una guardia giurata, arrestati dai CC per rapina impropria.
SASSARI, 23 Mar. 2008 - A noi rubare piace. Non lo facciamo perché abbiamo bisogno ma lo facciamo solo perché, hanno ripetuto, ci piace. Questo è quanto hanno detto due pensionati di Sassari arrestati dai Carabinieri del Nucleo Radiomobile della Compagnia del capoluogo turritano con l’accusa di rapina impropria. A finire in camera di sicurezza, in attesa della convalida del provvedimento, sono stati L. T., 63 anni, e R. L., 62, che in mattinata avevano cercato di rubare prodotti di vario genere, perlopiù alimentari, in un grande magazzino del capoluogo. I pensionati si erano già impossessati di carne, affettati e una giacca, per un valore di circa cento euro quando sono stati scoperti dagli addetti alla sicurezza e alla sorveglianza anti-taccheggio, che dai monitor collegati con le telecamere a circuito chiuso che sorvegliano il punto vendita hanno notato i movimenti sospetti della coppia di anziani. Una volta oltrepassata la barriera delle casse, la coppia è fuggita nel piazzale antistante e poi hanno cercato di allontanarsi a bordo di un'auto. Durante la fuga ha anche investito la guardia giurata che l’aveva inseguita nel tentativo di fermarla. Il sorvegliante non si aspettava forse di essere travolto dai due scatenati ladri che, lasciatisi alle spalle il centro commerciale, non sono comunque riusciti a farla franca. I carabinieri, subito allertati dai responsabili del supermercato, hanno infatti diramato la loro descrizione e una gazzella li ha intercettati lungo la statale 131, in direzione Porto Torres. Una volta fermata i coniugi hanno confessato che le loro gesta non sono dettate dal bisogno e dalla fatica di arrivare alla fine del mese con la pensione. Tratto da cronaca online Nepal: 250 tibetani arrestati - Polizia interrompe manifestazione di esiliati
KATHMANDU, 24 MAR - La polizia nepalese ha interrotto una manifestazione anticinese organizzata da tibetani in esilio a Kathmandu, arrestando 250 persone.Lo hanno detto testimoni secondo cui gli agenti in assetto antisommossa hanno fermato e caricato su blindati molti dimostranti, portandoli ai centri di detenzione.Secondo fonti della polizia i manifestanti sono stati con calma e senza violenza allontanati dalla strada che 'avevano ostruito', mentre i testimoni hanno detto che qualcuno e' rimasto ferito. Tratto dall'ansa TENTA RAPINA IN ABITAZIONE NEL BRESCIANO, UCCISO
BAGNOLO MELLA (BRESCIA), 24 mar - Un malvivente è stato ucciso ieri sera mentre tentava di compiere una rapina in un'abitazione. Mauro Sardi, 42 anni, è morto dopo essere stato ferito dal padrone di casa con un colpo di pistola a Bagnolo Mella il paese della Bassa bresciana anch'egli viveva. A sparargli, durante una colluttazione, è stato il proprietario dell'abitazione che si era presentato armato sull'uscio di casa dopo che il rapinatore aveva più volte suonato per farsi aprire senza dire nulla. Secondo i carabinieri di Verolanuova, Sardi che intorno alla mezzanotte di ieri è entrato in azione con il volto coperto con un passamontagna e armato di un taglierino, potrebbe essere responsabile di un'altra rapina messa a segno nei giorni scorsi sempre a Bagnolo Mella. Anche in quel caso uno sconosciuto suonò il campanello dell'abitazione di un 67enne che, sotto la minaccia di un coltello, fu costretto a consegnare il telefono cellulare e 150 euro. E' stato Carlo Lanzani, 74 anni, la scorsa notte a sparare e uccidere Mauro Sardi, 42 anni, mentre tentava di rapinarlo. Lanzani ha esploso tre colpi di pistola con la propria Franchi calibro 38 special. Uno dei proiettili ha raggiunto all'addome il rapinatore. Sardi, dopo essere stato ferito, ha camminato per pochi metri e si e' accasciato nell'aiuola antistante l'abitazione, morendo poco dopo. ''Sono distrutto, ho ucciso una persona'', questa una delle frasi pronunciate da Lanzani nelle ore successive. Sulla base degli elementi in possesso dalla magistratura e investigatori, all'uomo sarebbe stata riconosciuta la legittima difesa. Questo anche sulla base di una testimonianza raccolta. Titolare delle indagini e' il pm di turno Paolo Savio e i rilievi sono stati eseguiti dalla scientifica dei carabinieri Brescia. Tratto dall'Ansa 22/03/2008 Arrestato dalla Polizia di Stato per rapina impropria.
ALGHERO (SASSARI), 19 Mar - Nel pomeriggio di oggi, personale del Commissariato P.S. di Alghero ha tratto in arresto M.Ib., marocchino, 36enne, per rapina impropria. L’uomo all’interno di un supermercato di via Don Minzioni, dopo essersi impossessato di numerose confezioni di salsicce, ha cercato di allontanarsi senza pagare la merce. La mossa dell’uomo è stata notata dal personale dell’esercizio commerciale che ha cercato di bloccarlo in attesa dell’arrivo della Polizia, chiamata poco prima, ma pur di garantirsi l’impunità lo straniero ha minacciato e spintonato chiunque trovasse lungo la via di fuga. Gli agenti giunti sul posto sono riusciti a bloccarlo e arrestarlo. Successivamente l’uomo è stato accompagnato in Questura, e ristretto nelle camere di sicurezza in attesa del rito di convalida del provvedimento, previsto per la mattinata di domani. Tratto da cronaca online Venezuela: sparatoria in carcere - Due bande si affrontano per circa un'ora, 9 morti e 20 feriti
CARACAS, 22 MAR - Nove persone sono morte e altre 20 ferite ieri nel carcere di San Fernando, nel sud del Venezuela, in scontri fra due bande di detenuti. Secondo fonti locali citate da El Nacional nel carcere si sono affrontati in una sparatoria per circa un'ora gli appartenenti alle bande degli 'apurenos' (cioe' provenienti da Apure) e dei 'valencianos' (provenienti dallo stato di Valencia) che rivaleggiano per il controllo dello stabilimento penale. E' stato necessario l'intervento della Guardia Nazionale. Tratto dall'Ansa 19/03/2008
Questa mattina, mentre sorseggiavamo un caffé corretto in un bar di Barriera di Milano, abbiamo adocchiato questo piccolo volantino abbandonato sul bancone. Ce lo siamo portato via. Lo avevamo già visto appiccicato sui muri in questi gioni. In un angolo c'è scritto «traduci, fotocopia, diffondi». Noi lo faremo, e voi?
17/03/2008 Arresti domiciliari per "Arciere" - Il maresciallo fu il vice del capitano «Ultimo». Arrestato anche un poliziotto TORINO, 17 mar - Arresti domiciliari per il maresciallo dei carabinieri denominato "Arciere" che faceva parte della squadra del capitano "Ultimo" che arresto Totò Riina, e che è ora indagato dalla procura di Torino in un’inchiesta sul furto di opere d’arte e arredi nella palazzina di Stupinigi nel 2004. La misura, eseguita questa mattina, è stata emessa in relazione a quest’ultima indagine, nella quale si ipotizza che qualcuno possa aver lucrato sulla restituzione del bottino, valutato in circa dieci milioni di euro e per il quale l’Ordine Mauriziano aveva stanziato e pagato 250 mila euro destinati a chi avesse fornito un aiuto per recuperare la refurtiva. Il tesoro di Stupinigi fu ritrovato circa un anno più tardi in un campo a Villastellone, in provincia di Torino, e nell’estate scorsa una quindicina di persone di etnia nomade sinti vennero arrestate con l’accusa di essere gli autori del colpo. Nelle settimane scorse, avendo saputo di essere indagato, "Arciere" aveva deciso di restituire al Presidente della Repubblica la medaglia ricevuta per l’operazione che portò all’arresto di Riina, ai polsi del quale proprio "Arciere", che venne successivamente trasferito in Piemonte, strinse le manette. Palazzo di Borgo San Paolo contro il bar dei peruviani. “Il locale non ci lascia vivere”. Gli immigrati: “Razzisti” TORINO, 17 mar - Basta. Non ne possiamo più. Per tre notti alla settimana, qui, non si dorme più. Sino all’alba. Via Garizio, quartiere San Paolo. Una delle aree cittadine più tranquille. In teoria. Ma nel cortile del «29», c’è un club privato, il «Wall Street». Il presidente è una giovane peruviana, Milagros Mezones, che si difende: «I nostri nemici sono semplicemente razzisti. Odiano gli stranieri. Nel locale si fa musica, è un punto di incontro di tanti giovani, delle loro famiglie. Siamo aperti sino alle 5 di mattina solo per aiutare i ragazzi a prendere il bus per tornare a casa. Non è vero che c’è caos. Ci vuole più tolleranza, siamo vittime di una discriminazione. Se fossimo italiani, nessuno direbbe nulla». Nella notte tra sabato e domenica, lo scontro ha rischiato di degenerare in violenza. Solo l’intervento massiccio della polizia, con 10 volanti del 113, ha scongiurato conseguenze più gravi. Alle 4, infatti, era scoppiata una lite furibonda tra due giovani sudamericane. Urla e insulti in strada, nel cortile e davanti al portone. La contesa è andata avanti ancora a lungo, sino a quando decine di residenti, ormai svegli e in preda alla rabbia, hanno chiamato il 113. Solo grazie al sangue freddo degli agenti, accolti con cori non molto benevoli, i sudamericani hanno potuto lasciare senza danni il locale: li hanno scortati e protetti. Un intervento lungo, concluso solo alle 8 di mattina. In tanti sono scesi in strada per sfogarsi con i poliziotti e per denunciare come «sia impossibile convivere con una discoteca inserita nel cuore di una via». Particolari inquietanti: «A gennaio - è scritto in un esposto, firmato da centinaia di persone, e inviato al Comune - i clienti ubriachi del Wall Street hanno rotto i vetri dei negozi e danneggiato le auto in sosta...». Giovanna Falla abita con la famiglia al secondo piano del 29: «Respingiamo ogni accusa di razzismo. A noi non interessa la nazionalità dei gestori del club, se hanno o no la pelle scura o se parlano svedese o spagnolo. E che non possiamo più vivere. Il cortile è piccolo, là dentro ci vanno decine di uomini e donne, fanno un rumore tremendo, continuo e insopportabile. Nel condominio, ci sono anziani, malati e bimbi piccoli. Il Comune? Non ha mai fatto nulla, è come Ponzio Pilato. Ma adesso la tolleranza è finita, dopo questa notte. Vogliamo un intervento immediato: il Wall Street deve chiudere, non ci sono alternative». Replica Milagros Mezones: «Abbiamo tutti i permessi in regola, paghiamo regolarmente l’affitto, qui abbiamo investito migliaia e migliaia di euro. Non ce ne andremo mai, lo sappiano bene, i vicini. Ci faremo aiutare dagli avvocati. Non è vero che c’è rumore, non è vero che i miei clienti si ubriacano, non è vero che c’è violenza, non è vero che si sono verificati atti di vandalismo. Ripeto: sono solo dei razzisti». E trovare un accordo? «Impossibile, ci detestano». Kosovo nel caos, l'Onu lascia Mitrovica - Venerdì manifestanti serbi hanno issato la loro bandiera al Tribunale dell'Onu a Mitrovica, dopo averlo occupato - Dilaga la rivolta, decine di feriti fra i manifestanti serbi e le forze internazionali dopo lo sgombero del tribunale occupato MITROVICA, 17 mar - Tredici poliziotti dell’ amministrazione Onu in Kosovo (Unmik) sono rimasti feriti stamani negli scontri a Kosovska Mitrovica, nel nord del Kosovo, seguiti all'intervento di sgombero del tribunale delle Nazioni Unite e all'arresto di 53 serbi, parte del gruppo che l’occupava da giovedì. Tra i feriti nei disordini, in tutto un'ottantina, alcuni gravi, ci sarebbero anche due dimostranti serbi in fin di vita e la polizia dell’Onu ha ricevuto l’ordine di ritirarsi non essendo più in grado di controllare la situazione mentre la rivolta dilaga. Il ritiro arriva a conclusione di una mattinata iniziata all’alba con l’irruzione delle forze internazionali nella sede - occupata da venerdì scorso da manifestanti serbi - di una corte distrettuale gestita dall’Onu. L’operazione ha portato all’arresto di 53 manifestanti all’interno dell’edificio, ma una folla di manifestanti riunita all’esterno ha poi tentato di impedire che i manifestanti fermati - ex dipendenti rimasti senza lavoro secondo alcune fonti, dimostranti che protestavano contro l’avvenuta dichiarazione di indipendenza del Kosovo, secondo altre - venissero portati via dalla polizia. Le forze Onu continueranno ora a controllare gli accessi alla città. Gli incidenti, fanno notare i media serbi, cadono esattamente quattro anni dopo le violenze etniche che portarono alla morte di otto serbi kosovari e di 11 albanesi e fecero centinaia di feriti in tutto il Kosovo. Il 17 marzo 2004, infatti, in una serie di violente incursioni scatenata dalla notizia, rivelatasi poi falsa, dell’uccisione di un bimbo albanese, migliaia di kosovari di etnia albanese inferociti incendiarono case serbe e chiese ortodosse, fra cui alcune di valore storico, provocando la fuga di circa 4.000 serbi kosovari. Il ministro serbo per il Kosovo e Metohija, Slobodan Samardzic ha annuciato la sua imminente partenza per Kosovska Mitrovica per«tentare di calmare la situazione». Il ministro ha definito la situazione «conseguenza dell’assenza di dialogo tra Belgrado e i rappresentanti dell’Unmik», il cui comportamento ha bollato come «incomprensibile». Montreal - Polizia e manifestanti si scontrano, 32 arrestati, lanciate Molotov MONTREAL - La polizia di Montreal ha arrestato 32 persone, dopo un sabato di rivolta contro la violenza della polizia, lasciando il centro della città con le finestre in frantumi, auto vandalizzate e dopo un lancio di molotov contro un incrociatore della polizia. Il [Const] della polizia di Montreal laurent Gingras ha detto di come i manifestanti hanno usato bastoni, blocchi di ghiaccio e calci per distruggere i vetri della Metropolitana, del McDonald's e di Starbucks durante le tre ore di rivolta a Montreal's downtown core. Gingras non dice quante persone hanno partecipato alla protesta, ma i rapporti dei media dicono all'incirca 200. In più Gingras non specifica il numero di agenti di polizia presenti sulla scena. Ha detto che molti ufficiali erano in tenuta antisommossa e nessuno di loro è stato feriti dopo gli scontri con i manifestanti. "(La polizia) Siamo preparati con gli scontri con i manifestanti e l'esperienza ci ha detto che saremmo dovuto essere pronti anche in questo caso", ha detto. "Diversi funzionari di polizia sono stati feriti negli ultimi due anni." I dimostranti hanno utilizzato i loro bastoni di legno come armi contro la polizia e un lancio molotov ha colpito un incrociatore della polizia, ha dichiarato Gingras. Due stazioni della metropolitana sono state deturpate da graffiti come risultato della manifestazione, che si è conclusa all'incirca alle 6:30 del pomeriggio. Diverse automobili lungo il percorso della protesta hanno avuto le finestre infrante e Gingras ha detto che alcuni dei manifestanti hanno rubato oggetti da veicoli vandalizzati. Quelli arrestati devono affrontare una serie di accuse tra cui lesioni, aggressione, attacco a un ufficiale di polizia e il furto. Alcuni sono stati rilasciati dalla custodia nella tarda serata, mentre altre sono stati liberati nel corso della notte, ha detto Gingras. La protesta è stata organizzata da un gruppo chiamato "Collettivo contro la brutalità della polizia" (collective against police brutality), ha detto Gingras. Il gruppo ha organizzato proteste contro il 15 marzo negli ultimi cinque anni. La polizia ha arrestato 15 persone lo scorso anno, ha detto Gingras 14/03/2008 Rissa tra nigeriani, botte ai poliziotti - Aggredite le forze dell'ordine in piazza Bengasi - Lungo Dora Napoli, feriti quattro agenti intervenuti per sedare una rissa in casa
13 mar - Palazzo d’epoca, lungo Dora Napoli 16. Scale strette. Penultimo piano. Qualcuno, da lì, ha chiamato il 113. Un gruppo di nigeriani si stava massacrando di botte, l’altra sera. Bastonate e pugni pesanti come treni. Uomini, due giganti, e donne: tre sono finiti in cella. Quando sono arrivati gli agenti, i bersagli sono diventati loro. Aggrediti con spranghe. Alla fine, quattro restano feriti. Non è il primo episodio, questo, e pochi giorni fa, in un centro commerciale di via Pininfarina, angolo piazza Bengasi, una trentina di marocchini ha minacciosamente circondato una volante del commissariato Barriera Nizza. I poliziotti erano riusciti a sfilarsi, in questo caso, senza danni, ma la risposta del dirigente, il vicequestore Salvatore Sanna (assieme a Guardia di finanza, vigili urbani e ispettori dell’Asl) è stata immediata. L’area, ieri sera, è stata circondata e 26 nordafricani clandestini sono stati bloccati. Uno è finito in cella per spaccio, altri otto sono stati inviati al Cpt, in attesa di essere rimpatriati. Soddisfatti i commercianti, in particolare il direttore del Centro Islamico di Moncalieri, Mohamed El Yandouzi: «Da qualche tempo, si erano infiltrate persone sospette. Io stesso sono stato minacciato, dopo le mie denunce. Speriamo che la polizia continui i controlli, anche nei prossimi giorni». Sanna: «E’ un messaggio chiaro. Tolleranza zero contro chi tenta di impedire alla polizia di lavorare». Blitz sotto gli occhi di centinaia di persone, con le unità cinofile e il reparto mobile. Intanto, in Lungo Dora Napoli la tensione è ancora palpabile, nel condominio quasi tutto occupato da stranieri. «I miei fratelli stavano litigando tra loro, la polizia non deve intromettersi negli affari privati delle persone, per questo hanno reagito». Sarà. Ma l’agente Luca Parodi, del 113, s’è preso una bastonata sulla fronte ed è riuscito, solo per la sua decisione, ad evitare che uno dei nigeriani arrestati si impadronisse dell’arma e del manganello. «Una scena che è difficile descrivere - spiega - si sono avventati contro di noi, in preda a una crisi di violenza. Eravamo bloccati su uno stretto ballatoio, con il rischio di cadere nel vuoto. Prima ci siamo trovati di fronte i primi due, uno era un gigante, poi sono arrivati gli altri. Quanti? Non saprei dire esattamente. Tanti, però». L’agente non vuole esagerare ma lui ed altri tre colleghi hanno concluso l’intervento al pronto soccorso. Feriti e anche molto arrabbiati. Dice il segretario del Siulp, Eugenio Bravo: «Ormai, la caccia al poliziotto è diventata un classico. Abbiamo strumenti inadeguati. Pistole e manganello sono inefficaci e, ovviamente, vanno utilizzati con cautela. Ci vorrebbero gli spray irritanti, validi per calmare gli animi, come altri colleghi europei». Da Lungo Dora Napoli a piazza Bengasi. Come trasformare un tranquillo complesso commerciale, negozi, market e box sotterranei, in una zona ad alto rischio. Il blitz di ieri, fortemente voluto dal questore Stefano Berrettoni, ha voluto riportare un po’ d’ordine e «anche rispetto per le forze di polizia», conclude Sanna. Prima che si diffondano idee pericolose, tra criminali di vario genere e i pusher. Cacciati da San Salvario e Porta Palazzo, avevano trovato rifugio in piazza Bengasi. Tratto dalla stampa By Bathory |
14/03/2008 | ore 20:14 | commenti | Ricerca su: un brindisi per, all cops are bastard | Carceri: Osapp, veglia di protesta contro condizioni lavoro - Il 4 e 5 aprile davanti carcere torinese delle ex Vallette
TORINO, 14 MAR - Il 4 e 5 aprile veglia notturna davanti al carcere torinese delle ex Vallette per protestare contro le condizioni di lavoro degli agenti. L'iniziativa, promossa dal sindacato Osapp, e' rivolta a tutto il personale in servizio nelle case circondariali di Piemonte e Valle d'Aosta. L'Osapp vuole cosi' sensibilizzare l'opinione pubblica per le gravi condizioni di lavoro come problemi di organico, il blocco di distacchi e trasferimenti, la fatiscenza delle strutture, i pagamenti in ritardo. Tratto dall'Ansa ...CHE SQUALLORE... Germania: polizia uccide soldato Usa - Sospettato di avere preso in ostaggio e minacciato ex fidanzata
BERLINO, 14 MAR - La polizia tedesca ha ucciso, dopo un inseguimento, un soldato Usa sospettato di avere preso in ostaggio e minacciato di morte la sua ex. La polizia di Koenigsberg si e' mobilitata alla ricerca dell'uomo, un 30enne, anche con l'aiuto di un elicottero, dopo che l'ex fidanzata era riuscita a scappare dal suo appartamento, denunciando di essere stata legata, tenuta in ostaggio e minacciata. Una volta individuato il soldato ha minacciato gli agenti con la sua mitragliatrice M4 ed e' stato ucciso. Tratto dall'Ansa TIBET, SANGUE E VIOLENZA A LHASA IN RIVOLTA
14 mar - Lhasa è in fiamme. La polizia militare, intervenuta in forze per mettere a tacere le proteste ha sparato sui manifestanti, monaci e laici tibetani, ferendone un numero imprecisato. Secondo l'emittente Radio Free Asia "almeno due persone" (una ragazza di 16 anni e un monaco) sono rimaste uccise. Testimoni hanno detto all'Ansa di aver visto persone in borghese su delle automobili sparare sulla folla, e hanno descritto strade "piene di sangue". La stessa agenzia Nuova Cina - ma solo nella sua edizione in inglese - ha confermato che "ci sono dei feriti, che sono stati ricoverati in ospedale" dopo che testimoni avevano riferito di aver udito numerosi colpi di arma da fuoco. Le proteste sono iniziate intorno alle dieci locali della mattina, quando centinaia di monaci del piccolo monastero di Ramoche, nel centro di Lhasa e non lontano dal Barkor, la passeggiata sacra che gira intorno al tempio di Jokhang, hanno dato vita ad una manifestazione inneggiando al Dalai Lama, il loro leader spirituale che vive in esilio dal 1959. Testimoni hanno raccontato che erano presenti pochi agenti di polizia, che non sono riusciti ad impedire a numerosi civili di unirsi ai monaci. Il grosso delle forze della polizia militare - il corpo addetto al controllo dell'ordine pubblico - è arrivato intorno alle 11:30, sparando gas lacrimogeni e attaccando i manifestanti con bastoni. Alcuni dei presenti hanno reagito e presto i disordini si sono estesi al vicino mercato di Tromisikhang, dove sono stati attaccati e dati alle fiamme negozi appartenenti ai cinesi. Le fiamme si sono presto estese ad altre parti del mercato. Le violenze sono proseguite almeno fino alle 16:30 locali, secondo testimoni. Anche due automobili della polizia militare sono state rovesciate e date alle fiamme. L'ondata di proteste, la più estesa dal 1989, quando l'allora segretario del Partito Comunista del Tibet e oggi presidente cinese Hu Jintao impose la legge marziale, è iniziata lunedì scorso, con una manifestazione nel monastero di Drepung, pochi chilometri fuori dalla città. In questa occasione ci sarebbero stati decine di arresti. Il giorno dopo sono stati i monaci di Sera, un altro monastero poco fuori dalla capitale, a dare vita ad una mafestazione di protesta nel centro di Lhasa, nei pressi del Barkor. Lunedì 10 marzo, anniversario della rivolta anticinese del 1959 che si concluse con la fuga in India del Dalai Lama, proteste si sono verificate anche nelle aree a maggioranza tibetana delle province del Gansu e del Qinghai (la regione che i tibetani chiamano Amdo). Attivisti della Free Tibet Campiagn riferiscono che "alcuni" lama di un altro monastero, quello di Sera, sono da ieri in sciopero della fame per chiedere la liberazione dei loro compagni arrestati nei giorni scorsi. Due monaci sarebbero in gravi condizioni dopo aver tentato di suicidarsi. I monasteri di Sera, Drepung e Ganden, centro delle proteste dei giorni scorsi, sono circondati dalla polizia militare, aggiungono i testimoni. Le voci sulla dichiarazione dello stato d' emergenza, che circolano da alcune ore, non sono state confermate. Gli incidenti non potrebbero avvenire in un momento peggiore per la Cina. Mancano 147 giorni all'apertura delle Olimpiadi di Pechino, che avrebbero dovuto segnare la "pacificazione" tra la Cina e il resto del mondo dopo il massacro di studenti del 1989 a piazza Tiananmen. Tutti i leader delle province - compresi quelli della Regione Autonoma del Tibet - sono a Pechino per partecipare all'Assemblea Nazionale del Popolo che nei prossimi giorni deve eleggere il nuovo governo. L'Unione Europea ha chiesto a Pechino di "trattenersi" nella repressione della rivolta, mentre Usa e Gb hanno sottolineato che la Cina "deve rispettare" la cultura tibetana. Dal suo esilio di Dharamsala, in India, il Dalai Lama ha chiesto alla Cina di "rinunciare all' uso della forza" e ai suoi compatrioti di ricorrere solo a proteste pacifiche. La Cina ha occupato il Tibet nel 1950. Trattative tra il Dalai Lama - che ha 72 anni ed ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1979 a riconoscimento del suo impegno per la non-violenza - ci sono state all' nizio degli anni Ottanta quando a Pechino era al potere il riformista Hu Yaobang. Dopo il fallimento di quel tentativo, i contatti sono stati interrotti fino al 2002, quando è iniziata una tornata di incontri che si è conclusa con un nulla di fatto nel 2006. Poco dopo, la propaganda cinese ha lanciato pesanti accuse al leader tibetano, tra cui quella di aver fatto assassinare almeno quattro oppositori e di essere stato un promotore della setta giapponese Aum Shirikyo, responsabile di attentati che hanno causato la morte di decine di persone. USA CONDANNA VIOLENZE, CINA RISPETTI ALTRE CULTURE Gli Stati Uniti hanno espresso oggi "rammarico" per la violenza in Tibet ed hanno richiamato la Cina al "rispetto della cultura tibetana". "La Cina deve rispettare la cultura tibetana e deve rispettare il carattere multietnico della sua società", ha detto il portavoce della Casa Bianca Gordon Johndroe. "Esprimiamo rammarico per le tensioni tra i gruppi etnici e Pechino", ha aggiunto Johndroe. Il portavoce ha ricordato che il presidente George W. Bush "ha sempre detto che Pechino deve dialogare con il Dalai Lama". Gli Stati Uniti hanno tolto pochi giorni fa la Cina dalla lisat nera dei paesi responsabili delle peggiori violazioni dei diritti umani. Nello stesso tempo avevano sottolineato che le autorità di Pechino stanno continuando a violare tali diritti e numerose libertà di base. NEPAL CHIUDE EVEREST PER PASSAGGIO FIAMMA OLIMPICA KATHMANDU - Il Nepal ha annunciato oggi che chiuderà per una decina di giorni in maggio, su richiesta della Cina, l'accesso alla cima dell'Everest quando passerà la fiamma olimpica. Ciò per impedire che l'appuntamento sportivo diventi occasione per manifestazioni a sostegno dei tibetani. La decisione è stata presa il giorno dopo l'esplosione di violenza a Lhasa, capitale del Tibet, e mentre i tibetani in esilio in Idia a in Nepal stanno manifestando contro la "repressione cinese". "Le spedizioni di alpinisti non saranno autorizzate a lasciare il campo base nepalese dell'Everest tra il primo e il 10 maggio", ha dichiarato il ministro del Turismo nepalese, Prithvi Subba Gurung. La più alta montagna del mondo è accessibile dal Tibet, a nord, e dal Nepal, a sud. "Abbiamo ricevuto dalla Cina la richiesta che nessuno sia sulla montagna quando passerà la fiamma olimpica sull'Everest - ha spiegato il ministro nepalese - e noi non vogliamo che il Nepal venga strumentalizzato da un movimento separatista". Tratto dall'Ansa Anniversario rivolta, 4 giorni proteste e scontri La scintilla delle proteste dei tibetani, represse nel sangue in Cina e India, è scattata lunedì scorso a Kathmandu in Nepal, in occasione del 49esimo anniversario della rivolta anticinese del 1959 a Lhasa, che si concluse con la fuga del Dalai Lama in India. Ecco una cronologia dei primi quattro giorni di protesta. LUNEDI' 10 MARZO - A Kathmandu la polizia disperde con la forza migliaia che si apprestano a marciare verso l'ambasciata cinese. Da Dharamsala, la piccola città sull'Himalaya indiano dove il Dalai Lama vive in esilio, cento esuli danno il via a una"marcia del ritorno", che dovrebbe concludersi col loro rientro in Tibet l'8 agosto prossimo, il giorno nel quale si apriranno i Giochi Olimpici di Pechino. Il capo spirituale dei buddisti tibetani denuncia le "immaginabili e grossolane violazioni dei diritti umani". MARTEDI' 11 - La polizia cinese ammette che centinaia di monaci hanno tenuto dimostrazioni il giorno precedente a Lhasa, la capitale della Regione Autonoma del Tibet, senza tuttavia confermare notizie secondo le quali ci sarebbero stati almeno 50-60 arresti tra i lama partecipanti alla manifestazione. Il governo afferma che Pechino "continuera a colpire con durezza le attività illegali e a mantenere la stabilità sociale". MERCOLEDI' 12 - Nuova manifestazione dei monaci a Lhasa, dispersa a colpi di bastone e di gas lacrimogeni, e altri arresti. A New Delhi, la polizia indiana arresta 36 donne, rappresentanti tibetane, che commemorano l'anniversario delle sommosse femminili nel 1959. GIOVEDI' 13 - Si estendono le proteste dei monaci. Il gruppo filotibetano Free Tibet Campaign informa di manifestazioni anche in due zone a maggioranza tibetana delle province del Gansu e del Qinghai. Nuove dimostrazioni anche in India: a Dharamsala, in centinaia iniziano uno sciopero della fame per protestare contro il blocco della 'marcia degli esuli'. Pechino se la prende con "la cricca del Dalai Lama". Tratto dall'Ansa TIBET, SANGUE E VIOLENZA A LHASA IN RIVOLTA
14 mar - Lhasa è in fiamme. La polizia militare, intervenuta in forze per mettere a tacere le proteste ha sparato sui manifestanti, monaci e laici tibetani, ferendone un numero imprecisato. Secondo l'emittente Radio Free Asia "almeno due persone" (una ragazza di 16 anni e un monaco) sono rimaste uccise. Testimoni hanno detto all'Ansa di aver visto persone in borghese su delle automobili sparare sulla folla, e hanno descritto strade "piene di sangue". La stessa agenzia Nuova Cina - ma solo nella sua edizione in inglese - ha confermato che "ci sono dei feriti, che sono stati ricoverati in ospedale" dopo che testimoni avevano riferito di aver udito numerosi colpi di arma da fuoco. Le proteste sono iniziate intorno alle dieci locali della mattina, quando centinaia di monaci del piccolo monastero di Ramoche, nel centro di Lhasa e non lontano dal Barkor, la passeggiata sacra che gira intorno al tempio di Jokhang, hanno dato vita ad una manifestazione inneggiando al Dalai Lama, il loro leader spirituale che vive in esilio dal 1959. Testimoni hanno raccontato che erano presenti pochi agenti di polizia, che non sono riusciti ad impedire a numerosi civili di unirsi ai monaci. Il grosso delle forze della polizia militare - il corpo addetto al controllo dell'ordine pubblico - è arrivato intorno alle 11:30, sparando gas lacrimogeni e attaccando i manifestanti con bastoni. Alcuni dei presenti hanno reagito e presto i disordini si sono estesi al vicino mercato di Tromisikhang, dove sono stati attaccati e dati alle fiamme negozi appartenenti ai cinesi. Le fiamme si sono presto estese ad altre parti del mercato. Le violenze sono proseguite almeno fino alle 16:30 locali, secondo testimoni. Anche due automobili della polizia militare sono state rovesciate e date alle fiamme. L'ondata di proteste, la più estesa dal 1989, quando l'allora segretario del Partito Comunista del Tibet e oggi presidente cinese Hu Jintao impose la legge marziale, è iniziata lunedì scorso, con una manifestazione nel monastero di Drepung, pochi chilometri fuori dalla città. In questa occasione ci sarebbero stati decine di arresti. Il giorno dopo sono stati i monaci di Sera, un altro monastero poco fuori dalla capitale, a dare vita ad una mafestazione di protesta nel centro di Lhasa, nei pressi del Barkor. Lunedì 10 marzo, anniversario della rivolta anticinese del 1959 che si concluse con la fuga in India del Dalai Lama, proteste si sono verificate anche nelle aree a maggioranza tibetana delle province del Gansu e del Qinghai (la regione che i tibetani chiamano Amdo). Attivisti della Free Tibet Campiagn riferiscono che "alcuni" lama di un altro monastero, quello di Sera, sono da ieri in sciopero della fame per chiedere la liberazione dei loro compagni arrestati nei giorni scorsi. Due monaci sarebbero in gravi condizioni dopo aver tentato di suicidarsi. I monasteri di Sera, Drepung e Ganden, centro delle proteste dei giorni scorsi, sono circondati dalla polizia militare, aggiungono i testimoni. Le voci sulla dichiarazione dello stato d' emergenza, che circolano da alcune ore, non sono state confermate. Gli incidenti non potrebbero avvenire in un momento peggiore per la Cina. Mancano 147 giorni all'apertura delle Olimpiadi di Pechino, che avrebbero dovuto segnare la "pacificazione" tra la Cina e il resto del mondo dopo il massacro di studenti del 1989 a piazza Tiananmen. Tutti i leader delle province - compresi quelli della Regione Autonoma del Tibet - sono a Pechino per partecipare all'Assemblea Nazionale del Popolo che nei prossimi giorni deve eleggere il nuovo governo. L'Unione Europea ha chiesto a Pechino di "trattenersi" nella repressione della rivolta, mentre Usa e Gb hanno sottolineato che la Cina "deve rispettare" la cultura tibetana. Dal suo esilio di Dharamsala, in India, il Dalai Lama ha chiesto alla Cina di "rinunciare all' uso della forza" e ai suoi compatrioti di ricorrere solo a proteste pacifiche. La Cina ha occupato il Tibet nel 1950. Trattative tra il Dalai Lama - che ha 72 anni ed ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1979 a riconoscimento del suo impegno per la non-violenza - ci sono state all' nizio degli anni Ottanta quando a Pechino era al potere il riformista Hu Yaobang. Dopo il fallimento di quel tentativo, i contatti sono stati interrotti fino al 2002, quando è iniziata una tornata di incontri che si è conclusa con un nulla di fatto nel 2006. Poco dopo, la propaganda cinese ha lanciato pesanti accuse al leader tibetano, tra cui quella di aver fatto assassinare almeno quattro oppositori e di essere stato un promotore della setta giapponese Aum Shirikyo, responsabile di attentati che hanno causato la morte di decine di persone. USA CONDANNA VIOLENZE, CINA RISPETTI ALTRE CULTURE Gli Stati Uniti hanno espresso oggi "rammarico" per la violenza in Tibet ed hanno richiamato la Cina al "rispetto della cultura tibetana". "La Cina deve rispettare la cultura tibetana e deve rispettare il carattere multietnico della sua società", ha detto il portavoce della Casa Bianca Gordon Johndroe. "Esprimiamo rammarico per le tensioni tra i gruppi etnici e Pechino", ha aggiunto Johndroe. Il portavoce ha ricordato che il presidente George W. Bush "ha sempre detto che Pechino deve dialogare con il Dalai Lama". Gli Stati Uniti hanno tolto pochi giorni fa la Cina dalla lisat nera dei paesi responsabili delle peggiori violazioni dei diritti umani. Nello stesso tempo avevano sottolineato che le autorità di Pechino stanno continuando a violare tali diritti e numerose libertà di base. NEPAL CHIUDE EVEREST PER PASSAGGIO FIAMMA OLIMPICA KATHMANDU - Il Nepal ha annunciato oggi che chiuderà per una decina di giorni in maggio, su richiesta della Cina, l'accesso alla cima dell'Everest quando passerà la fiamma olimpica. Ciò per impedire che l'appuntamento sportivo diventi occasione per manifestazioni a sostegno dei tibetani. La decisione è stata presa il giorno dopo l'esplosione di violenza a Lhasa, capitale del Tibet, e mentre i tibetani in esilio in Idia a in Nepal stanno manifestando contro la "repressione cinese". "Le spedizioni di alpinisti non saranno autorizzate a lasciare il campo base nepalese dell'Everest tra il primo e il 10 maggio", ha dichiarato il ministro del Turismo nepalese, Prithvi Subba Gurung. La più alta montagna del mondo è accessibile dal Tibet, a nord, e dal Nepal, a sud. "Abbiamo ricevuto dalla Cina la richiesta che nessuno sia sulla montagna quando passerà la fiamma olimpica sull'Everest - ha spiegato il ministro nepalese - e noi non vogliamo che il Nepal venga strumentalizzato da un movimento separatista". Tratto dall'Ansa Anniversario rivolta, 4 giorni proteste e scontri La scintilla delle proteste dei tibetani, represse nel sangue in Cina e India, è scattata lunedì scorso a Kathmandu in Nepal, in occasione del 49esimo anniversario della rivolta anticinese del 1959 a Lhasa, che si concluse con la fuga del Dalai Lama in India. Ecco una cronologia dei primi quattro giorni di protesta. LUNEDI' 10 MARZO - A Kathmandu la polizia disperde con la forza migliaia che si apprestano a marciare verso l'ambasciata cinese. Da Dharamsala, la piccola città sull'Himalaya indiano dove il Dalai Lama vive in esilio, cento esuli danno il via a una"marcia del ritorno", che dovrebbe concludersi col loro rientro in Tibet l'8 agosto prossimo, il giorno nel quale si apriranno i Giochi Olimpici di Pechino. Il capo spirituale dei buddisti tibetani denuncia le "immaginabili e grossolane violazioni dei diritti umani". MARTEDI' 11 - La polizia cinese ammette che centinaia di monaci hanno tenuto dimostrazioni il giorno precedente a Lhasa, la capitale della Regione Autonoma del Tibet, senza tuttavia confermare notizie secondo le quali ci sarebbero stati almeno 50-60 arresti tra i lama partecipanti alla manifestazione. Il governo afferma che Pechino "continuera a colpire con durezza le attività illegali e a mantenere la stabilità sociale". MERCOLEDI' 12 - Nuova manifestazione dei monaci a Lhasa, dispersa a colpi di bastone e di gas lacrimogeni, e altri arresti. A New Delhi, la polizia indiana arresta 36 donne, rappresentanti tibetane, che commemorano l'anniversario delle sommosse femminili nel 1959. GIOVEDI' 13 - Si estendono le proteste dei monaci. Il gruppo filotibetano Free Tibet Campaign informa di manifestazioni anche in due zone a maggioranza tibetana delle province del Gansu e del Qinghai. Nuove dimostrazioni anche in India: a Dharamsala, in centinaia iniziano uno sciopero della fame per protestare contro il blocco della 'marcia degli esuli'. Pechino se la prende con "la cricca del Dalai Lama". Tratto dall'Ansa 12/03/2008 Operaio morto nel Torinese - Colpito allo stomaco da un pistone mentre riparava una pressa
TORINO, 12 MAR - Ancora una morte sul lavoro nel Torinese, ieri sera: la vittima e' un operaio italiano di 37 anni, dipendente della Comao.L'uomo, Antonio Stramandinoli, nato a Lombriasco, in provincia di Torino, stava riparando una pressa all'interno della Mac di Chivasso, una ditta dell'indotto dell'industria automobilistica, quando un pistone e' uscito dal macchinario e l'ha colpito allo stomaco con esito fatale. L'incidente e' avvenuto poco prima della mezzanotte. CHIVASSO: MUORE UN OPERAIO, AZIENDE IN SCIOPERO TORINO - Sono in sciopero circa mille lavoratori delle aziende del polo di Chivasso, dove ha sede la Mac, azienda in cui stanotte ha perso la vita l'operaio manutentore del Comau, Antonio Stramandinoli, di 37 anni. La protesta è di otto ore ed è stata decisa unitariamente questa notte dai sindacati, accorsi subito in fabbrica. Lo stipendio relativo a due ore di lavoro sarà destinato alla famiglia dell'operaio. Il polo di Chivasso, denominato Pi.Chi, è una zona di reindustrializzazione vicino a Torino, che si è sviluppata dopo la dismissione della Lancia da parte della Fiat. La Mac, che ha 500 addetti, è la più grande azienda della zona e fa parte di un gruppo di stampaggio con stabilimenti in tutto il mondo e un totale di circa 20.000 dipendenti. Lavora prevalentemente per la Fiat, ma anche per l'industria automobilistica tedesca. A Torino ha un altro stabilimento a Cascine Vica, anche questo oggi in sciopero. Stramandinoli, iscritto dalla Fiom-Cgil, era dipendente del Comau, azienda del gruppo Fiat, che ha in appalto da tredici anni la manutenzione alla Mac. Proprio su questo punto era in corso una trattativa tra le due aziende. "La magistratura - afferma il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo - è l'unica che può e deve accertare le responsabilità. Quel che è certo è che l'impresa lavora su tre turni e ha un contenzioso aperto con il sindacato sull'uso degli straordinari. Gli ultimi incidenti nell'industria metalmeccanica torinese sono avvenuti in un contesto in cui le macchine non devono fermarsi e, se si bloccano, bisogna rimetterle in moto subito piuttosto che metterle in sicurezza. Se si vuole fermare le morti sul lavoro bisogna modificare tutto questo e rimettere al centro l'uomo". MOLFETTA, DECINE DI CISTERNE SEQUESTRATE - Sono decine le cisterne del 'progetto zolfo' di Fs Logistica sequestrate per disposizione della procura di Trani nell'ambito delle indagini sulla morte di quattro operai e del titolare del 'Truck center' di Molfetta il 3 marzo scorso durante il lavaggio di una cisterna analoga a quelle sequestrate. Il sequestro è stato fatto nell'ambito dei controlli avviati la scorsa settimana dai carabinieri del Noe in tutte le aziende connesse col 'progetto zolfo' di Fs logistica. Una quindicina delle cisterne sequestrate sarebbe alla 'Nuova Solmine' di Scarlino (Grosseto), una quarantina invece nello scalo ferroviario di Bari Ferruccio. Sequestri e controlli hanno la finalità di verificare e ricostruire i cicli e i sistemi di produzione per evitare che vi siano falle che possano portare a incidenti come quello di Molfetta. Per questo si controllano anche tutte le cisterne del tipo di quella nella quale è avvenuto l'incidente nel 'Truck center' e si svolgono accertamenti nelle aziende che hanno a che fare con la gestione e col passaggio delle cisterne. La 'cisterna della morte' era stata utilizzata una decina di volte per trasportare zolfo - prodotto dalla raffinazione del petrolio - dalla raffineria Eni di Taranto allo stabilimento toscano 'Nuova Solmine', che usa lo zolfo per produrre acido solforico. Tra la raffineria di Taranto e lo scalo ferroviario di Bari Ferruccio la cisterna viaggia su gomma: la tratta viene coperta da due operatori stradali, tra cui 'La Cinque Biotrans' di Bari. Il contratto di Fs Logistica, con La Cinque, comprende sia il trasporto su gomma delle cisterne sia la manutenzione ordinaria dei 'tank container', inclusa la bonifica delle cisterne. Tratto dall'ansa 11/03/2008 Albenga, un uomo finisce in carcere per bicicletta rubata
Albenga, 11 mar - E’ stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria per il reato di ricettazione E.L., 29 anni, marocchino. Il giovane, risultato irregolare sul territorio nazionale, è stato fermato ieri pomeriggio dai carabinieri in viale Che Guevara ad Albenga. Era in sella ad una mountain bike che è stata riconosciuta come rubata appena tre giorni prima nel centro ingauno. Una bicicletta nuova di zecca, del valore commerciale di circa 400 euro. Il proprietario ne aveva denunciato il furto dopo aver trovato il lucchetto manomesso e la catena tranciata nel posto in cui poco prima l’aveva lasciata. L’extracomunitario si trova ora rinchiuso nel carcere savonese Sant’Agostino a disposizione dell’autorità giudiziaria. Tratto da ivg Santanchè, ladri in azione nel suo studio. Non sono stati toccati i soldi. Gli sconosciuti non hanno lasciato tracce. L'onorevole non crede si tratti di un'azione politica
MILANO, 11 mar - Ladri in azione nell'appartamento che l'on. Daniela Santanchè, candidato premier e capolista per la Destra in diverse circoscrizioni della Camera, usa come studio personale in via Artistide Dè Togni a Milano. Sono stato portati via sette personal computer portatili che, a quanto si è appreso, non dovrebbero contenere informazioni di carattere politico. Non sono invece stati toccati i soldi. Gli sconosciuti non hanno lasciato tracce sui muri nè l'azione è stata finora rivendicata da alcuno. La stessa Santanchè, impegnata in un convegno elettorale, ha detto di non pensare che sia stata un'azione diretta contro il proprio impegno politico. Lo studio non è protetto da allarmi. Il passaggio dei ladri è stato scoperto e comunicato alla Questura. Le indagini sono condotte dalla Digos. Tratto dal corriere della sera Scandalo a Teheran, capo della polizia arrestato in un bordello
Teheran, 11 mar - Sexgate a Teheran, dove il capo della polizia della capitale, Reza Zarei, è stato arrestato dopo essere stato sorpreso nudo in un bordello, assieme a sei prostitute svestite. Subito dopo il comandante Zarei ha rassegnato le dimissioni. La notizia dell'arresto di Zarei non è stata riportata dalle agenzie ufficiali, ma diffusa oggi da Farda News, il sito internet vicino al sindaco di Teheran e l'ex capo delle forze dell'ordine, Mohammad Bagher Qalibaf. Secondo quanto scrive il sito 'Gooya', uno dei più cliccati del web iraniano, l'ordine per l'irruzione nel bordello sarebbe stato dato direttamente dall'ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, capo dell'Autorità Giudiziaria. Zarei, fino alle sue dimissioni, era incaricato del piano per la moralizzazione della capitale. Durante gli ultimi sei mesi, centinaia di giovani, sia ragazzi sia ragazze, sono finiti in carcere per non aver rispettato alla lettera il codice di comportamento islamico: una linea dura che aveva attirato forti critiche sull'ex capo della polizia, anche da ambienti conservatori. Tratto da adnkronos "G8, più di settant'anni di condanne"
Violenze a Bolzaneto, i pm chiedono sei anni per il responsabile sicurezza GENOVA, 11 mar - Oltre 76 anni di reclusione: a conclusione della loro requisitoria i Pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati, che hanno indagato sulle violenze avvenute nella caserma di Bolzaneto della Polizia durante il G8 del luglio 2001 a Genova, hanno chiesto la condanna per 44 dei 45 imputati. Nel complesso le condanne richieste dai Pm sono di oltre 76 anni, e le pene variano da un massimo di cinque anni e otto mesi a sei mesi. La pena più pesante cinque anni e otto mesi è stata chiesta per Antonio Biagio Gugliotta, ispettore della Polizia penitenziaria che era di servizio nella struttura di Bolzaneto. È accusato di abuso di ufficio e abuso di autorità contro i detenuti, l’accusa nei suoi confronti è di aver agevolato o comunque non impedito la condotta degli altri imputati come avrebbe dovuto fare nella sua veste di responsabile della sicurezza della struttura. In particolare Gugliotta avrebbe percosso con calci, pugni e manganello alcuni arrestati condotti lì per l’identificazione. Anche il funzionario più alto in grado presente nella caserma, l’ex numero due della Digos di Genova Alessandro Perugini, deve incassare una richiesta di pena di tre anni e sei mesi. Anche lui accusato di abuso di ufficio e di autorità contro i detenuti. Identica richiesta sia come pena, sia come motivazioni per Anna Poggi, commissario capo di Polizia all’interno del carcere sullo stesso piano di Perugini, per il generale della Polizia penitenziaria Oronzo Doria, responsabile del coordinamento dell’organizzazione e infine per i due responsabili della custodia, i capitani Ernesto Cimino e Bruno Pelliccia. Come detto l’unico imputato di cui è stata richiesta l’assoluzione è il funzionario di Polizia Giuseppe Fornasiere. Tratto dalla stampa
"Let's kill all the cops and throw 'em in bags - Set it on fire on a pile of rags - Time for a little anarchy on the streets - Doesn't really matter if we all get beat - 'Cause the world is really going to hell in a handbasket - They won't be happy 'til we are all laying in caskets - Time to start a riot and murder your boss - Fuck shit up even if the cause is lost. So let's kill all the cops, kill all the cops, kill all the cops today. Let's kill all the cops it has a certain ring - They are not really real human beings - They got a job a uniform and a gun - Of course they are stupid and devoid of fun - So it's time to party and go for it Celebrate all we can as it all turns to shit - Give them the middle finger and tell them they smell - Laugh in their face and tell them to go to hell. So let's kill all the cops, kill all the cops, kill all the cops today. So let's kill all the cops if not now then when? - 'Cause we can go to church and confess our sins - Then tell the Pope to shove it up his ass - Just like the priests who do it to the boys in class - And those stupid nuns just stare in quiet - Burn all the churches and let them watch us riot - Time to turn it all upside down - From coast to coast and in our home town.
So let's kill all the cops, kill all the cops, kill all the cops today"MDC ALL COPS ARE BASTARD GUERRE "ESTERNE": Abu Ghraib Congo 2006 Carlo Giuliani 2001 Marcello Lonzi 2003 Federico Aldrovandi 2005 |
